Per quanto tempo conservare i documenti?

Prescrizione e documenti

A dispetto della rivoluzione digitale e dei millennials, i nostri cassetti e scrivanie di casa sono letteralmente sommersi dalla carta.

Bollette, quietanze, ricevute, fatture, contravvenzioni, scontrini e chi ne ha più ne metta: anche se la tentazione è di gettare tutto nel cestino, prima di agire occorre prestare molta attenzione. E per farlo, conoscere i termini di prescrizione validi per ogni documento. Cioè informarsi su quale sia il tempo di conservazione minimo, entro cui – secondo legge – l’autorità di riferimento può richiederlo come giustificativo delle spese o, all’apposto, essere utilizzato dal consumatore in caso di controversie.

Insomma, per evitare eventuali ingiunzioni di pagamento e di rimetterci col portafoglio, si ricorda il detto “prevenire è meglio che curare”. Bastano un po’ di accortezza e un archivio domestico, che tenga in ordine i nostri affari.

Quando buttare le bollette

Uno dei principali assilli del cittadino è sicuramente la conservazione delle bollette. Quanto a lungo bisogna tenerle con sé, per non andare incontro a fastidiosi problemi?

La risposta è semplice: tutte le utenze a scadenza mensile o bimestrale – acqua, luce, gas e telefono – devono essere mantenute per almeno cinque anni, a decorrere dalla loro data di scadenza.

Lo stesso vale per quanto riguarda imposte e tributi vari come F24, ex ICI, IMU, TASI e tasse sulla nettezza urbana. Ovvero cinque anni, a partire dall’anno seguente al pagamento o alla dichiarazione effettuata.

Un occhio alla scadenza delle multe

Il traffico italiano è purtroppo noto in tutto il mondo e, non a caso, il Belpaese si trova ai primi posti in Europa per numero di infrazioni compiute.

Ecco perché le multe rappresentano un bella spina nel fianco per milioni di connazionali e vale davvero la pena non rischiare di pagarle due volte.

A tal proposito, va ricordato che la ricevuta di pagamento di una multa va obbligatoriamente conservata per un periodo non inferiore ai cinque anni. Di tre, invece, parlando di bollo auto.

Per chiudere con un altro capitolo importante – quello delle banche – si considerano tre anni dalla data di scadenza per le cambiali e di nuovo cinque per il fronte titoli di stato e mutui.

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